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I Canidi – 4

I Canidi selvatici sono quasi ovunque perseguitati dall’uomo sia a causa dei danni che provocano al bestiame domestico o alla selvaggina, sia a scopo economico, per sfruttarne cioè le pelli; da qualche tempo, inoltre, viene condotta una lotta sistematica contro molte specie, in particolare contro gli Sciacalli e le Volpi, che sono in grado di trasmettere l’idrofobia. A simili aspetti negativi si contrappongono i vantaggi che questi Carnivori arrecano divorando carogne, eliminando Roditori e altri animali dannosi, ma anche favorendo una migliore selezione naturale nelle popolazioni delle prede. Una simile influenza positiva può essere constatata facilmente nell’isola Royale (Lago Superiore, Michigan). Su quest’isola, dall’estensione abbastanza modesta, vivono Alci e Lupi, e poiché questi ultimi si limitano ad uccidere solo gli esemplari malati della prima specie, la loro presenza si rivela determinante per mantenere sana la popolazione delle Alci. La caccia indiscriminata contro i Canidi selvatici ha già causato, alla fine del secolo scorso, la scomparsa del Cane delle Falkland (Dusicyon australis); e in questi ultimi anni una forte riduzione numerica nelle popolazioni di alcune altre specie, tra cui il Crisocione o Lupo dalla criniera. Sembra quindi più che mai necessaria l’emanazione di adeguate misure protezionistiche.

Il genere Canis ha per l’uomo un interesse e un’importanza del tutto particolari poiché da esso, e in particolare dal Lupo comune, è derivato il Cane domestico con le sue innumerevoli razze; questo genere comprende 6 specie: 1) Lupo comune (Canis lupus; LTT 1-1,40 mt, LC 30-48, altezza al garrese 65-90cm, peso 30-75, talvolta fino a 80 kg circa per le forme delle regioni nordiche; i maschi sono sempre più grandi delle femmine); un tempo era diffuso in gran parte dell’Eurasia, dalle regioni artiche fino al Mediterraneo, alla penisola arabica, al Pakistan, all’India e al Giappone, e in Nordamerica dalle estreme regioni settentrionali fino alla Sierra Madre (Messico); in molti territori le popolazioni di questa specie sono oggi fortemente ridotte, o sono state completamente sterminate dall’uomo. 2) Coyote o Lupo di Prateria (Canis latrans). 3) Sciacallo Dorato (Canis aureus). 4) Sciacallo dalla Gualdrappa (Canis Mesomelas).  5) Sciacallo Striato (Canis adustus). 6) Caberù o Cane del Semien (Canis simensis).

Il Lupo Comune può essere considerato uno dei rappresentanti più caretteristici della famiglia ed è senza dubbio la specie dotata di maggior capacità di adattamento alle condizioni climatiche, alla natura del terreno e al tipo di vegetazione; ciò è dimostrato dal fatto che nel Vecchio e nel Nuovo Mondo soltanto i deserti e le umide foreste tropicali ne hanno ostacolato l’ulteriore espansione verso sud. In seguito all’indiscriminata caccia condotta dall’uomo contro i Lupi, essi sono ancora abbastanza numerosi soltanto nelle regioni asiatiche della Russia, in Alaska e nel Canada, mentre altrove la loro presenza è limitata ai pochi individui sopravvissuti nelle catene montuose dell’Europa sudoccidentale, ad alcune dozzine di esemplari diffusi in Scandinavia e Finlandia, a varie migliaia di animali viventi nell’Europa orientale e a due gruppi residui negli Stati Uniti. Poiché è un animale che sfugge il contatto con l’uomo, il Lupo appare sempre più minacciato dal crescente sfruttamento, a scopo agricoli e urbanistici, di regioni finora disabitate e dalla conseguente riduzione del proprio ambiente. Seppure in ritardo, è stata recentemente riconosciuta l’enorme importanza di questo animale nel mantenimento degli equilibri naturali, ed è quindi auspicabile che ciò serva ad evitarne la definitiva scomparsa.

Nelle varie zone di diffusione i Lupi presentano profonde differenze sia nelle dimensioni sia nella colorazione: i comuni “Lupi grigi” hanno un mantello prevalentemente grigio sul dorso, sui fianchi e sulla coda, poiché in queste zone del corpo peli bianchi si mescolano con altri neri e bruni; l’addome e la gola hanno una tinta più chiara, sovente quasi bianca, mentre il muso, le orecchie e le zampe sono bruno chiare. I Lupi che vivono nelle foreste nordamericane vengono chiamati “Timberwolves” (“Lupi del legname”) e tra essi si notano con particolare frequenza degli esemplari neri, che sporadicamente compaiono tuttavia anche nelle popolazioni del Vecchio Mondo; quelli delle estreme regioni nordiche, i cosiddetti “Lupi bianchi”, presentano sempre, a un più attento esame, alcuni peli grigi e neri. La specie è stata suddivisa, più che altro in base all’osservazione di collezioni incomplete e lacunose di esemplari impagliati nei musei, in varie sottospecie, sei delle quali diffuse nel Vecchio Mondo e oltre venti nel Nordamerica. Tra queste ultime ricordiamo la più piccola (raggiunge infatti un peso di appena 15-30 kg), sovente considerata una specie a sé, il Lupo Rosso (Canis lupus niger), che un tempo era assai comune negli Stati Uniti meridionali e che ora è quasi completamente sterminata. In pericolo di estinzione sono anche varie sottospecie diffuse nella fascia centromeridionale delle Montagne Rocciose e, tra quelle del Vecchio Mondo, il Lupo indiano (Canis lupus pallipes), che può essere considerato uno dei più probabili antenati del Cane domestico. Il Lupo giapponese (Canis lupus hodophilax), è completamente scomparso, annientato dall’uomo, fin dal 1920. In linea di massima i Lupi continentali delle estreme regioni nordiche sono più grandi e pesanti di quelli che vivono nelle zone meridionali o nelle isole dell’estremo nord; una sottospecie di dimensioni particolarmente modeste, nota attualmente solo attraverso alcuni esemplari impagliati, è il Canis lupus minor, che visse fino all’inizio del XX secolo in Ungheria e nella parte orientale dell’Austria. Un tempo era considerato un grosso Sciacallo, ma successivamente venne riconosciuta la sua natura di Lupo, sia pure di modestissime dimensioni. Continua – 4

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Animali in genere

I Canidi 2

L’olfatto è senza dubbio il senso più sviluppato, seguito da un udito altrettanto fine quanto quello dei Felidi, mentre la vista è nettamente inferiore. I Canidi marcano i territori personali, i sentieri e le “riserve di caccia” con secreti e urina, che i maschi depositano su determinati punti sollevando in modo caratteristico una delle zampe posteriori. Questi marchi servono non solo a delimitare il territorio personale, ma anche a riconoscere con l’olfatto i compagni; poiché vengono impressi in genere sugli stessi oggetti, consentono ai singoli individui di acquistare una conoscenza sempre maggiore dell’ambiente che li circonda. Una testimonianza della costante abitudine di lasciare segnali odorosi ci viene offerta da tutti i Cani Domestici durante le loro “passeggiate”; essi annusano regolarmente gli angoli delle case, i tronchi o i pali per cogliere la traccia del passaggio di altri Cani e sovrapporvi il proprio “biglietto da visita” odoroso.

Le femmine delle specie che conducono vita sociale occupano spesso una posizione di predominio, per cui guidano la muta e comandano gli stessi maschi; ciò si verifica soprattutto quando, all’epoca degli amori, imprimono dei marchi odorosi. In tale periodo non esitano a prendere addirittura l’iniziativa e ad andare alla ricerca dei maschi, con i quali in un primo tempo cacciano per gioco. Il maschio apre leggermente la bocca facendo intravedere la lingua, e ripiega verso l’alto gli angoli della bocca stessa (la cui apertura giunge quasi alle orecchie) in modo da dare l’impressione di un sorriso. Esso “sorride” con intensità crescente e compie dei piccoli passi con le zampe anteriori; si lancia poi all’improvviso contro la femmina, e dopo averla colpita al petto con gli arti anteriori si gira allontanandosi con un andatura singolare: tenendo il dorso ancora piegato, rivolgendo verso il basso la parte posteriore del corpo, e raccogliendo e dimenando la coda tra le zampe, compie dei salti obliqui, allontanandosi. Questa “fuga” si conclude dopo pochi metri, quindi il maschio si gira nuovamente e si mette dinanzi alla femmina con il muso atteggiato ad un largo sorriso e la coda sollevata in modo da poterla dimenare liberamente, mentre un tremito via via più intenso ne percorre il dorso. Quindi si lancia ancora contro la compagna, ma questa volta il suo atteggiamento indica chiaramente un’intenzione erotica, e non più giocosa. Le femmine talvolta vessano i maschi, che per contro si comportano sempre con estrema “cavalleria” nei confronti delle compagne; nessun maschio infatti oserebbe mai mordere una femmina, mentre può essere impunemente tormentato e maltrattato da questa. In tal caso, riesce a sottrarsi a tali persecuzioni solo ricorrendo a un atteggiamento di sottomissione o tentando di volgere in gioco gli attacchi della femmina. Questo comportamento, proprio del Cane Domestico, si riscontra in forma più o meno modificata anche nelle più diverse specie selvatiche che vivono in gruppo.

L’abnorme rigonfiamento cui il pene va incontro dopo essere penetrato nella vagina della femmina impedisce sovente al maschio di sciogliersi dalla compagna al termine dell’accoppiamento, costringendolo a prolungare l’unione per un periodo che può raggiungere i 20 minuti presso i Cani Domestici, fino a 45 minuti presso lo Sciacallo dorato, e oscillare tra i 50 secondi e i 5 minuti presso il Licaone. Al termine di una gestazione compresa tra i 49 e 70 giorni per le diverse razze di Cani Domestici, di 79 giorni per il Cane procione e di 80 giorni per il Licaone, le femmine danno alla luce, una o due volte l’anno, da 2 a 10 figli (o anche più in alcune razze domestiche e nel Licaone). I piccoli nascono ciechi e inetti, ma con il corpo già rivestito di pelo; vengono allattati di solito per circa 6 settimane, ma presso talune Volpi anche per 10. Prima del parto le Cagne domestiche vanno alla ricerca di cavità o altri rifugi idonei, mentre le femmine di alcune specie sociali (ad esempio del Licaone) si riuniscono in gruppetti e allevano poi di comune accordo i figli, sovente coadiuvate dai maschi. Questi si comportano sempre in modo amichevole verso tutti gli individui più giovani che possono prendersi qualsiasi libertà nei loro confronti senza doverne subire gravi conseguenze. Tale atteggiamento, tipico dei maschi delle razze domestiche, dei Lupi, del Licaone e di molte altre specie, fa parte di un retaggio ancestrale che il processo di addomesticamento non è riuscito a cancellare; in base a esso i piccoli che crescono in un branco devono essere sopportati da tutti i componenti di questo. Fino all’età di circa 5 mesi, quando cominciano a mostrare un certo rispetto per gli adulti, i cuccioli mancano infatti di qualsiasi inibizione nei confronti dei genitori e degli altri membri del gruppo, e si avventano spesso con gli aguzzi dentini contro il padre che non osa né ringhiare né, tanto meno, difendersi. I Canidi raggiungono la maturità sessuale tra il primo e il secondo anno, e allo stato libero vivono fino ad un’età variabile tra 10 e 18 anni. Continua.