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Locali storici e tipici napoletani

Libreria Scientifica Editrice Pisanti

Corso Umberto I 38/40

La libreria-editrice aprì i battenti alla fine del 1942, in un piccolo locale a due passi dall’università.

Col tempo si è ingrandita fino a che, negli anni Ottanta, è stata rilevata dai fratelli Paolo e Giulio Pisanti, che hanno proceduto a una ristrutturazione totale, recuperando anche uno spazio sotterraneo (ex rifugio antiaereo) che oggi ospita testi universitari di ogni facoltà, guide turistiche, libri stranieri.

Articolata su tre livelli e dotata di un sistema computerizzato per la ricerca dei titoli, la libreria è moderna e funzionale.

Al piano terra un’ampia scelta di novità editoriali, narrativa, poesia, arte e un settore dedicato ai “piccoli editori”.

Al piano superiore, tascabili, manualistica e informatica.

Monumenti di Napoli

Bassorilievo di Orione

Via mezzocannone angolo via Sedile di Porto

La figura con le sue iscrizioni è in alto e così annerita da passare inosservata.

Forse proviene da un tempietto, forse è medievale, forse era stata l’insegna del sedile di Porto.

Di sicuro sta al primo piano del palazzo dall’epoca del Risanamento.

Prima dei lavori, questo era infatti l’angolo delle ‘Strettole di Porto’ e il bassorilievo di Orione vi era stato murato dopo essere riemerso proprio dalle fondamenta del sedile.

La tradizione popolare riconosceva nell’uomo peloso con un coltellaccio Nicolò Pesce, o Colapesce, un fanciullo che passava tutto il suo tempo in mare al punto che la madre gli gettò la maledizione, realizzata, che potesse diventare pesce.

Nicolò viaggiava nel mare, dentro pesci che poi sventrava con il suo coltellaccio, esplorando e riportando informazioni anche al re. Fino a che questi lo sfidò a ripescare una palla di cannone.

Cola obbedì, si immerse, raggiunse la palla. Il mare, però, si chiuse sopra di lui e non gli permise di risalire.

Così almeno raccontava la favola il cocchiere di Benedetto Croce; diventato adulto, il filosofo tornò più volte su questo ricordo infantile, studiando le molte versioni della leggenda, nota in tutto il Mediterraneo.

Locali storici e tipici napoletani

Liguori

Via Mezzocannone, 23

Una grande cornice di granito e un’insegna curatissima sono il biglietto da visita di questa libreria che non ha mai rinunciato al suo stile sobrio ed elegante.

All’interno, scaffalature in legno e un bancone intorno al quale si accalcano studenti di ogni facoltà.

Aperta nel 1949, in un clima di forte concorrenza, Liguori ha iniziato subito a differenziarsi dalle altre librerie della zona offrendo agli studenti un bollettino con i programmi delle varie facoltà.

Proprio a questo servizio risale il nucleo originario dell’omonima casa editrice: il contatto con i docenti (Caccioppoli in testa) ha stimolato la pubblicazione delle prime dispense.

Oggi la Liguori editore ha un catalogo con più di tremila titoli, dalla saggistica alla manualistica universitaria e scolastica.

Monumenti di Napoli

Chiesa di San Giovanni Maggiore

Rampe San Giovanni Maggiore e Largo San Giovanni Maggiore

Eretta nel VI secolo dal vescovo Vincenzo, era una delle principali basiliche edificate sui luoghi dove originariamente sorgevano templi pagani.

Risulta praticamente impossibile riconoscere oggi la chiesa considerata a lungo seconda per importanza solo al Duomo: vestigia dell’abside paleocristiana ad arcate si vedono dietro l’altare maggiore di Domenico Antonio Vaccaro, realizzato nel 1743, ma intorno non è che rovina.

L’edificio, più volte ricostruito, nel 1888 venne restaurato integralmente: la condizione attuale è il risultato di oltre un ventennio di abbandono e saccheggi.

La chiesa è attualmente chiusa.

Locali storici e tipici napoletani

Zanzibar

Via Enrico De Marinis, 8

Le vetrine di questo negozio di modernariato sono stracolme degli oggetti di un passato non lontano che da qualche tempo sembrano aver ritrovato una loro dignità: lampade, ceramiche, manifesti pubblicitari, scatole di latta, radio, ventilatori, telefoni, giocattoli d’epoca.

L’interno del locale conserva tracce di attività precedenti, come gli ottoni di una macelleria, oggi tirati a lucido e utilizzati per esporre alcune delle tante lampade in vendita.

Stili diversi (Art Nouveau, Deco, Littorio, Razionale) si mescolano con materiali di ogni tipo (bronzo, ferro, porcellana, pasta di vetro, cristallo).

Tra le curiosità, la collezione di interruttori e spine multicolori anni Quaranta sistemata in cima a un soppalco.

Monumenti di Napoli

Cappella Pappacoda

Largo San Giovanni Maggiore

Lo splendido portale marmoreo che si staglia sulla facciata di tufo della cappella – una delle testimonianze più significative della scultura tardo gotica a Napoli – fu realizzato nel 1415 dallo scultore orafo e architetto Antonio Baboccio per Artusio Pappacoda, Gran Siniscalco e Consigliere della corte angioina.

Attualmente la cappella, di recente liberata dal muro innalzato “provocatoriamente” dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici a tutela del monumento, è utilizzata come aula magna dell’Istituto Universitario Orientale.

Arte – Cultura – Personaggi

Sergej Esenin

La poesia

La Russia sovietica scritta nel 1924, un anno prima che il poeta ponesse fine alla sua esistenza, suicidandosi, non è soltanto una fondamentale testimonianza dell’arte di Esenin ma è anche un documento centrale per illuminare la personalità del poeta e per capire la natura del dramma che lo travagliò fino a spingerlo al suicidio. Visceralmente legato al mondo contadino, Esenin è incapace di aderire fino in fondo sia alla vera sostanza ideologica del marxismo, sia alla concretezza della situazione post-rivoluzionaria russa e, mentre resta irreversibilmente ancorato a un generico socialismo messianico-populista, respinge con decisione la nuova realtà industriale che tutto invade e sconvolge. La Rivoluzione è perciò, per lui, un evento ambiguo, vagheggiato ma deludente, carico di infinite potenzialità di riscatto ma tale anche da rivelarsi, a conti fatti, un mostro disumano e disumanizzante, fonte di solitudine e di inappagabili nostalgie per un mondo definitivamente perduto.