Tag: teatro

Arte – Cultura – Personaggi

Carlo Goldoni

La vita

Nasce a Venezia nel 1707, da famiglia borghese. Nel 1716 si trasferisce a Perugia, dove il padre esercita la professione medica: qui rimane alcuni anni compiendo gli studi inferiori presso i Gesuiti e coltivando in pari tempo la già nata passione per il teatro comico. Iniziati nel 1720 gli studi superiori a Rimini, li segue straccamente, sia per fondamentale disinteresse, sia anche perché afflitto dalla solitudine (la madre è a Chioggia, il padre a Modena). Intanto frequenta una compagnia di comici veneziani, dai quali è affascinato: con loro fugge a Chioggia dove si trova la madre. Fra il 1723 e il 1725 risiede nel collegio Ghislieri di Pavia, dove segue studi di legge; ma ne viene espulso per aver scritto una satira contro le donne pavesi.

Seguono anni di irrequietezza e di dissipazioni – ma anche di grande esperienza del mondo – trascorsi al seguito del padre in Friuli, a Gorizia, a Lubiana, a Graz. Infine nel 1728 si impiega, prima a Chioggia, poi a Feltre, come aggiunto al Coadiutore nella Cancelleria criminale. Si cimenta nelle prime composizioni teatrali.

La morte improvvisa del padre (1731) e le sopraggiunte difficoltà economiche lo obbligano a riprendere e a concludere gli studi. Si laurea in legge a Padova e incomincia a esercitare l’avvocatura. Nel 1732 è costretto ad allontanarsi da Venezia per sottrarsi a un avventato impegno matrimoniale cui era stato indotto con l’inganno: rifugiatosi a Milano, diviene gentiluomo di camera e poi segretario del Residente veneto. A Milano resta fino al 1734 (nel frattempo ha continuato a coltivare la passione per il teatro) quando viene rimosso dal suo incarico per gravi negligenze nell’adempimento del suo ufficio. Incontrato a Verona il capocomico Giuseppe Imer, che si dichiara entusiasta della sua tragedia Belisario, lo segue prima a Venezia poi a Genova, dove tra l’altro si sposa. Nel 1736 è di nuovo a Venezia, dove svolge intensa attività teatrale al servizio dell’Imer e del nobiluomo Grimani, proprietario dei teatri San Samuele e San Giovanni Grisostomo. E’ a partire da quest’anno che Goldoni incomincia a maturare la sua riforma teatrale. Torna però saltuariamente alla professione legale e dal 1741 al 1743 svolge anche mansioni diplomatiche in qualità di console della Repubblica di Genova. Frattanto prosegue nella sua riforma, stimolato anche dall’ingresso nella compagnia dell’Imer di celebri ed espertissimi comici dell’arte (il Gallinelli, il Sacchi, la Baccherini ecc.) ai quali pensa di poter affidare la nuova, impegnativa responsabilità di dar vita a commedie non più “improvvise” ma scritte: per la Baccherini compone anzi, nel 1743, la prima commedia interamente scritta, La donna di garbo, la cui rappresentazione viene però rimandata per l’improvvisa morte dell’attrice.

Complicazioni finanziarie costringono Goldoni ad abbandonare, nello stesso anno 1743, Venezia. Si ferma per qualche tempo a Rimini e poi si sposta in Toscana (dove rimarrà quattro anni, dal 1744 al 1748), prima a Firenze e Siena, poi a Pisa, per “familiarizzarsi” con la buona lingua. E’ un periodo di quasi totale abbandono dell’attività teatrale (si rimetterà anzi a fare l’avvocato), anche se poi le insistenze del comico Sacchi lo indurranno a riprendere i contatti con l’ambiente artistico: infine firma un impegno con il capocomico Medebac e rientra di nuovo a Venezia. I successi che viene a mano a mano ottenendo sono continuamente insidiati da una forte agguerrita concorrenza, e lo stesso pubblico è disorientato e diviso. Per riaffermare il proprio prestigio Goldoni promette di scrivere, per la stagione teatrale 1750-51, ben sedici commedie nuove. Non solo l’impegno è mantenuto (la prima commedia nuova è addirittura un testo programmatico, intitolato Il teatro comico, nel quale Goldoni espone i termini della sua riforma) ma replicato nella stagione teatrale successiva con ben diciassette altre nuove commedie. Particolarmente faticosa fu la stagione 1753-54, allorché scaduto il contratto con il Medebac, Goldoni passò alle dipendenze dei fratelli Vendramin, proprietari del teatro San Luca: non solo perché il successo raggiunto esigeva sforzi sempre nuovi per essere mantenuto, ma anche e soprattutto per le difficoltà create dalla concorrenza e da un generale mutamento nei gusti del pubblico. Continua

Arte – Cultura – Personaggi

Bertolt Brecht

La vita

Bertolt Brecht nasce ad Augusta nel 1898. Studia prima lettere e poi medicina a Monaco di Baviera, e qui risiede dal 1920 al 1924, quando si trasferisce a Berlino. E da questo momento che la sua attività artistica, peraltro già avviata, reca i segni di una nuova maturità, sia per l’intensa frequentazione dell’avanguardia artistica, soprattutto gli Espressionisti, sia per l’accostamento al marxismo. Nel 1928 Brecht riscuote grande successo con L’opera da tre soldi, cui seguiranno altri numerosi e celebri drammi, tra questi: Madre Courage e i suoi figli, Vita di Galileo, L’anima buona di Sezuan, Il signor Puntila e il suo servo Matti, Il cerchio di gesso del Caucaso. Dopo l’incendio del Reichstag (1933), perpetrato dai nazisti per diffondere il timore di un prossimo colpo di stato boscevico, Brecht fugge in Svizzera, in Francia e infine in Danimarca, dove risiederà fino al 1939, svolgendo intensa attività letteraria e politica antinazista. Nel 1939, incalzato dall’avanzata delle truppe di Hitler, si rifugia in Svezia, nel 1940 in Finlandia e nel 1941 negli Stati Uniti; da cui fa ritorno, nel 1947, bollato dall’accusa di attività antiamericane. Stabilitosi a Berlino Est, vi fonda (1949) un suo teatro, il “Berliner Ensemble”, che dirigerà fino alla morte avvenuta nel 1956.