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L’angolo della Poesia

I fiumi – 2

ma quelle occulte

mani

che mi intridono

mi regalano

la rara

felicità

ho ripassato

le epoche

della mia vita

questi sono

i miei fiumi

questo è il Serchio

al quale hanno attinto

duemil’anni forse

di gente mia campgnola

e mio padre e mia madre

questo è il Nilo

che mi ha visto

nascere e crescere

e  ardere d’inconsapevolezza

nelle estese pianure

questa è la Senna

e in quel suo torbido

mi sono rimescolato

e mi sono conosciuto

questi sono i fiumi

contati nell’Isonzo

questa è la mia nostalgia

che in ognuno

mi traspare

ora ch’è notte

che la mia vita mi pare

una corolla di tenebre.

Giuseppe Ungaretti

Da L’allegria ho tratto questa famosa poesia composta sul Carso, in trincea dove Ungaretti combatté da semplice fante durante la prima guerra mondiale.

E’ la notte del 16 agosto 1916; il poeta ricorda che nella mattinata si era immerso nell’Isonzo per ristorare il corpo affaticato. Questo semplice, umanissimo episodio fa tornare alla memoria il ricordo di altri fiumi ai quali sono legate le epoche della vita del poeta; il Serchio, che scorre in Lucchesia, donde ebbe origine la famiglia del poeta; il Nilo, presso il quale, ad Alessandria d’Egitto, egli stesso nacque; la Senna, il fiume di Parigi, dove il poeta studiò e si formò spiritualmente e conobbe meglio se stesso.

Da questi ricordi nasce un amaro senso di pena e di dolore.

L’angolo della Poesia

I fiumi

Mi tengo a quest’albero mutilato

abbandonato in questa dolina

che ha il languore

di un circo

prima o dopo lo spettacolo

e guardo

il passaggio quieto

delle nuvole sulla luna

stamani mi sono disteso

in un’urna d’acqua

e come una reliquia

ho riposato

l’Isonzo scorrendo

mi levigava

come un suo sasso

ho tirato su

le mie quattr’ossa

e me ne sono andato

come un acrobata

sull’acqua

mi sono accoccolato

vicino ai miei panni

sudici di guerra

e come un beduino

mi sono chinato

a ricevere

il sole

questo è l’Isonzo

e qui meglio

mi sono riconosciuto

una docile fibra

dell’universo

il mio supplizio

è quando

non mi credo

in armonia

Giuseppe Ungaretti – continua domani.

L’angolo della Poesia

La madre – di Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d’un ultimo battito

avrà fatto cadere il muro d’ombra,

per condurmi, Madre, sino al Signore,

come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa

sarai una statua davanti all’Eterno,

come già ti vedeva

quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,

come quando spirasti

dicendo: – mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,

ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai di avermi atteso tanto,

e avrai negli occhi un rapido sospiro.

da Sentimento del tempo.

Nell’ansia dell’uomo che avverte lo scorrere del tempo e il peso di una condizione umana di solitudine e di delusione, la figura materna, si pone come mediatrice di salvezza che ricorda le ore e la sicurezza dell’infanzia.

La madre si rivolge con una preghiera intensa e piena di fiducia a Dio (“Mio Dio, eccomi”), implorando per lui il perdono delle colpe. Severa, ma piena di affetto come quando fu in vita, attenderà il giudizio della misericordia divina, prima di rivolgersi al figlio ed esprimergli tutto il suo amore.