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Giardinaggio – L’orto semine, tecniche e cure colturali

Cicoria e Radicchio (Cichorium intybus) – 2

Concimazioni e cure colturali: seguito

Per la cicoria di Bruxelles si può procedere in questo modo: dopo la raccolta si recidono le foglie a 2-3 cm sopra il colletto, quindi si pongono le piante al buio in luogo riscaldato dentro cassoni profondi 30-40 cm ammassandole verticalmente con i fittoni rivolti in basso. Si ricopre la cicoria con uno strato di terra di 20-25 cm che si terrà inumidito leggermente e si attenderà il tempo necessario affinché, sfruttando le sostanze di riserva accumulate nella radice, le piante avranno emesse le nuove foglie bianche, tenere e croccanti.

Nel caso dei radicchi, invece, dopo la raccolta si procede a ripulirli da foglie marce o coriacee quindi si raggruppano in mazzi di 30-40 individui e si pongono verticalmente in un luogo riparato dalla luce ricoprendoli con paglia, terra o film plastico nero e mantenendo il substrato inumidito in prossimità dell’apparato radicale delle piante senza, comunque bagnare le foglie per non provocare marcescenze.

Per imbianchire il radicchio si può intervenire con tunnel riparati di film plastico scuro, cassoni, cumuli di terreno da eseguirsi nell’orto o, più semplicemente, riparando le singole piantine con paglia, foglie o altro.

Raccolta:

muta secondo la varietà. La Cicoria rossa di Verona e di Treviso si raccolgono da novembre a tutto inverno, il variegato di Castelfranco, da novembre fino a febbraio, quello di Chioggia da ottobre a marzo. Le Cicorie da cespo sono raccolte per quasi tutto il ciclo dell’anno, mentre le Cicorie a grosse radici si estirpano da fine autunno fino a primavera.

Le Cicorie da taglio prevedono numerosi tagli d’asportazione, i quali vengono attuati tagliando la parte aerea della pianta poco sopra il colletto allorché le foglie sono tenere.

Infine le Cicorie da foglie e steli si possono raccogliere in primavera, in estate, oppure in autunno-inverno e sono in grado di fornire più produzioni nel corso dell’anno.

Avversità:

oltre che da lumache, talpe e topi, cicoria e radicchio vengono attaccati da parassiti animali e crittogame.

Tra i primi ricordiamo le larve di maggiolino, il grillotalpa, gli afidi, la nottua, i nematodi. Tra le seconde particolarmente pericolose sono la peronospora, la quale attacca dapprima le foglie cotiledonari che ingialliscono e poi disseccano, mentre in vicinanza della raccolta si manifesta sulle foglie esterne più prossime al terreno. L’infezione si evidenzia sulla pagina superiore della foglia con macchie giallognole o decolorate alle quali corrispondono nella pagina inferiore formazioni di muffa feltrosa biancastra.

La lotta preventiva conta su opportune rotazioni, l’eliminazione delle piante e parti infette, l’uso di varietà resistenti, impedimento dei ristagni. La lotta diretta si basa sull’impiego di ossicloruro di rame o di una soluzione idroalcolica di propoli addizionata a Sulfar.

Il mal bianco delle Composite si riconosce con una certa facilità in quanto i suoi attacchi provocano sulla pagina superiore della foglia macchie biancastre polverulenti. Successivamente le parti colpite ingialliscono e disseccano. Gli interventi preventivi contemplano l’impiego di varietà resistenti, seminagioni non troppo fitte, aerazioni e utilizzazione di letame o composto perfettamente maturo. La lotta diretta prevede l’impiego di decotto di equiseto più silicato di sodio (0,5-1%) o, nei casi più gravi interventi con fungicidi a base di zolfo.

La sclerotinia della lattuga conosciuta comunemente anche col nome di marciume del colletto può attaccare la lattuga nei diversi momenti del suo ciclo, ma si manifesta particolarmente evidente in prossimità della raccolta con appassimento e morte delle foglie esterne. Le radici infette e il colletto appaiono ricoperti da una muffa biancastra cosparsa da piccoli sclerozi nerastri. Preventivamente si può intervenire con opportuni avvicendamenti, evitando che le foglie esterne vengano a contatto con il terreno, arieggiando tunnel e serre, impiegando varietà resistenti, distribuendo nelle buchette di trapianto o lungo i solchi polvere di litotamnio. La lotta diretta, oltre all’eliminazione delle parti e delle piante infette, può essere praticata con ossicloruro di rame allo.

La muffa grigia della lattuga può colpire le piantine già in semenzaio con strozzature sul fusto ricoperte da una muffa grigiastra. In seguito vengono attaccati colletto e foglie: sul primo si manifestano delle caratteristiche fruttificazioni grigiastre (conidi) e talora piccoli corpiccioli nerastri appiccicati ai tessuti (sclerozi); sulle foglie si propaga un marciume molle sul si insedierà una muffa grigiastra. La lotta preventiva s’appoggia su semine non troppo fitte e sull’astensione da irrigazioni troppo abbondanti e frequenti. Si deve pure evitare i trapianti in terreni particolarmente umidi e freddi, gli squilibri idrici, gli sbalzi termici e la presenza in serre e tunnel di un’umidità troppo elevata. La lotta diretta ricorre a interventi a base di ossicloruro di rame e calcio.

Il decotto di equiseto svolge una notevole azione rinforzante sui tessuti di molti vegetali. Esso va spruzzato sulla vegetazione alla sera o nelle prime ore del mattino.

Per la preparazione si utilizza tutta la pianta, senza le radici, nella quantità di 1 kg se fresca, 150 gr se secca, ogni 10 litri d’acqua. Si fa fermentare al sole per 24 ore, quindi si diluisce ulteriormente con dell’altra acqua aggiungendone dai 10 ai 50 litri ogni 10 litri di infuso.

Giardinaggio – L’orto semine, tecniche e cure colturali.

Cicoria e Radicchio (Cichorium intybus)

Varietà:

le cultivar di cicoria sono assai numerose e possono distinguersi in base al colore della foglia, alla modalità di raccolta (da taglio o da cespo) e l’epoca di raccolta. Tra le varietà più celebri la Cicoria di Bruxelles (Witloof) a cespo verde, ma posta in commercio dopo imbianchimento; la Grumolo bionda e verde scuro; la Catalogna brindisina e quella a foglie larghe del Veneto; il Pan di zucchero a cespo di color verde chiaro e tutte le varietà rosse a cespo: Cicoria rossa di Treviso, Cicoria variegata di Castelfranco, Cicoria rossa di Verona a palla, Palla rossa Zorzi precoce e semiprecoce, la Spadona a cespo verde e, infine, la Cicoria di Soncino da radici della quale si utilizzano le radici.

Clima e terreno:

tutte le cicorie in genere rivelano una buona adattabilità a diversi tipi di clima e terreno. Hanno resistenza sia alla siccità che alle gelate, ma mal sopportano i ristagni d’acqua.

Avvicendamento:

non dimostrano particolari problemi con la maggior parte degli ortaggi, per cui possono seguire o procedere numerose specie orticole in quanto sono da ritenersi normalmente alla stregua di colture intercalari.

Consociazione:

con numerosi ortaggi, in particolare con carote, pomodoro, finocchi, lattuga, fava, pisello, fagioli rampicanti.

Semina:

l’epoca di semina muta a seconda delle varietà e delle tecniche colturali che intendiamo adottare. Per le cicorie da taglio la semina avviene direttamente nell’orto a spaglio lungo tutto l’arco dell’anno eccettuati i mesi più freddi. Per le cicorie da cespo la semina si può effettuare a dimora o, per talune varietà, in semenzaio per trapiantare allorché hanno emesso la ottava foglia. Le distanze medie di impianto sono di circa 20-30 cm sulle file e di 30-40 cm tra le file.

Le cicorie a radice voluminosa, come ad esempio le cicorie di Magdeburgo e di Bruxelles, vengono seminate direttamente nel campo. La profondità di semina s’aggira attorno ai 0,5-1 cm. Nel caso di utilizzo del semenzaio 1-2 gr di seme sono sufficienti per 1 mq.

L’epoca di semina è alquanto variabile e si consiglia di attenersi ai dati forniti di volta in volta dal venditore o riportati sul contenitore. Indicativamente i radicchi rossi si seminano all’inizio dell’estate, fatta eccezione per quello di Chioggia che si semina dall’inizio della primavera fino a luglio; la cicoria di Bruxelles da fine inverno ad agosto; quella di Magdeburgo da marzo a maggio come la catalogna.

Concimazioni e cure colturali:

letame o composto devono essere distribuiti perfettamente maturi, in quanto la cicoria può soffrire  per fertilizzanti non ben decomposti. La quantità di distribuzione s’aggira attorno ai 2-3 q/100 mq interrata a una profondità di 30-40 cm con una vangatura.

Le cure colturali prevedono interventi irrigui da praticarsi con una certa regolarità e ripetuti nelle stagioni calde e siccitose, alla semina e dopo il trapianto; scerbature e zappettature per arieggiare il terreno e tenerlo mondo dalle infestanti; diradamento, da farsi allorché le piantine hanno emesso l’ottava foglia, mentre i soggetti non attecchiti andranno sostituiti dopo il trapianto. L’imbianchimento è una tecnica colturale che si applica su certe varietà come la cicoria di Bruxelles e i radicchi rossi di Verona e Treviso e il variegato di Castelfranco. Continua domani.

L’orto – alcuni principi di difesa antiparassitaria. – 2

Un’arma in più contro i parassiti: la propoli

Allo scopo di difendere le gemme fiorali e gli apici vegetativi le piante producono la propoli, un miscuglio di sostanze ceroidi, gommose e resinose. Le api raccolgono questa sostanza da pioppi, betulle, ippocastani, abeti, pini, castagne, querce ecc., la elaborano mediante le loro secrezioni salivari trasportandola, quindi, all’alveare dove la utilizzano per turare fessure, smussare sporgenze, verniciare pareti, rinforzare favi. Fino a qualche tempo fa la medicina impiegava la propoli per le numerose proprietà che le si attribuivano: cicatrizzanti, antinfiammatorie, battericide, antivirali. Ora l’attenzione di alcuni studiosi si è rivolta alla possibilità di usarla in agricoltura come antiparassitario. Del resto trovandoci di fronte a prodotti vegetali emessi dalle stesse piante a loro protezione, risultava conseguenziale approfondire questi aspetti.

Studi condotti in tal senso hanno dimostrato che la propoli raccolta dalle api in primavera manifesta proprietà stimolanti sulla fioritura e lo sviluppo fogliare, mentre quella estiva pare possedere proprietà antiparassitarie e ne viene consigliato l’impiego in inverno, dopo la caduta delle foglie per contrastare gli attacchi dei microrganismi patogeni e dei parassiti sulle piante arboree.

Il suo utilizzo sulle colture orticole ha fornito risultati incoraggianti. I pomodori trattati con propoli hanno denotato una ridotta comparsa di peronospora e di marciume apicale; fagioli e fagiolini attaccati da pidocchi sono stati disinfestati con 2-3 irrorazioni, lo stesso effetto si è riscontrato su bietole, verze e cavolfiori.

Sulle patate si è ottenuto l’arresto della peronospora e della ruggine, con nessun attacco di dorifora. Da questi brevi cenni si intravedono i possibili vantaggi di un impiego più perfezionato e diffuso della propoli in agricoltura: un trattamento antiparassitario pressoché naturale che potrebbe eliminare i danni collaterali apportati dai pesticidi chimici.

L’utilizzazione della propoli può avvenire in diversi modi e combinazioni: il suo estratto in alcool etilico o acqua si diluisce ulteriormente in diverse percentuali di acqua e serve a irrorare gli ortaggi. Il suo estratto alcolico e acquoso può essere diluito in una soluzione di zolfo colloidale o aggiunto allo zolfo melassato (sulfar). La propoli, ancora, può venire finemente macinata e combinata con zolfo in polvere, oppure si può disciogliere in olio di oliva vergine e spennellarla sui vegetali colpiti da cocciniglie. Per tutte queste problematiche d’impiego bisogna consultare testi specifici.

Preparati a base di propoli utilizzati in agricoltura

Soluzione alcolica: la soluzione alcolica – o tintura – di propoli, si prepara utilizzando come liquido di macerazione alcol etilico denaturato a 95° (circa 150 gr di propoli ogni 850 cc di alcol. Si aggiungono quindi 1-2 gr di lecitina ogni litro di alcol, per facilitare la dispersione delle particelle di propoli.

La tintura di propoli può essere ottenuta anche a partire dalla soluzione acquosa ponendo a macerare il residuo ottenuto dalla filtrazione della soluzione acquosa in alcol. In ogni caso si lascia macerare il tutto per circa 20 giorni. Va filtrato prima dell’uso.

Soluzione idroalcolica: si prepara mescolando 75gr della soluzione con una pari quantità di tintura (o soluzione alcolica); il tutto va filtrato, se non già fatto in precedenza, e diluito in 100 litri d’acqua. I trattamenti vanno eseguiti nelle ore più fresche della giornata, preferibilmente verso il tramonto.

Propoli + sulfar: per potenziare l’efficacia della propoli, soprattutto contro le malattie crittogamiche, la soluzione idroalcolica può essere diluita, anziché in acqua, in una soluzione di zolfo colloidale, oppure si può addizionare alla soluzione idroalcolica dello zolfo melassato (sulfar) nelle seguenti dosi: 150 cc di soluzione idroalcolica e 250 gr di sulfar ogni 100 litri d’acqua.

Propoli + olio vegetale: presenta lo stesso impiego degli oli bianchi nel trattamento delle cocciniglie dell’olivo, degli agrumi e del pesco. La propoli finemente macinata si lascia a macerare nell’olio (20-25 gr di propoli in 100 cc di olio) dopo la necessaria decantazione, l’olio estratto viene addizionato alla soluzione alcolica di propoli (nella proporzione del 10-20%).

Propoli + cera d’api: è una pomata cicatrizzante utile per proteggere le grandi ferite di potatura dagli attacchi fungini e per la patologia del legno in genere (necrosi e carie del tronco). Si prepara sciogliendo a bagnomaria la cera d’api e aggiungendo l’olio e la propoli nelle seguenti quantità: cera d’api 45 gr + soluzione alcolica di propoli 30 cc + olio vegetale 25 cc.

Trattamento post-raccolta della frutta: la soluzione idroalcolica può essere utilizzata anche per i trattamenti post-raccolta della frutta, per evitare l’insorgere di marciumi e facilitare la conservazione di mele e agrumi. A questo proposito si utilizzano circa 200 cc di soluzione idroalcolica ogni 100 litri d’acqua, più 50 cc di bagnante (sapone di Marsiglia, caseina, latte, gelatina ecc…) ogni 100 litri d’acqua. Per l’utilizzo come disinfettante è sufficiente un bagno di appena trenta secondi.

Utilizzo delle propoli nella difesa degli ortaggi

Pianta                         Fitofagi e parassiti                            tipo di formulato

Carciofo Afidi                                        soluzione idroalcolica al 18-20%

Fagiolo e fagiolino  Afidi                        soluzione idroalcolica al 18-20%

ruggine soluzione idroalcolica+sulfar 250gr x 100lt acqua

Cavolo verza    Cavolaia                                              soluzione idroalcolica

cavolfiore             cavolaia soluzione idroalcolica

                                                          

Pomodoro            Afide verde                                        soluzione idroalcolica

                 Peronospora                                    soluzione idroalcolica + sulfar

Giardinaggio – l’orto

Terreno e lavorazioni – 2

Attrezzatura

L’attrezzatura tradizionale prevede la vanga nelle due versioni a rebbi o a lama. La prima risulterà utile per lavorare i terreni argillosi, la seconda per quelli sabbiosi o, comunque, sciolti.

La zappa, contrariamente alla vanga, non effettua un completo rivoltamento degli strati, ma solo uno sminuzzamento del terreno lavorato.

Un badile può essere utile per raccogliere sassi, distribuire terra ecc.

Falce, falcetto e sega servono a eliminare infestanti di una certa consistenza o osticità come ad esempio i rovi.

Per il trasporto del letame, dei raccolti o di altro materiale servirà una carriola.

Il rastrello si impiega per affinare e pareggiare il terreno.

Gli estimatori dell’agricoltura biologica possono trovare in commercio un discreto numero di attrezzi per sostituire, in parte, quelli tradizionali e consentire, nel contempo, l’esecuzione di tecniche culturali alternative.

Tra questi ricordiamo la forca a denti piatti e la doppia forca che vanno a sostituire la vanga. Esse consentono di arieggiare il terreno senza rivoltarne gli strati.

Il tridente, o forca a denti ricurvi, frantuma le zolle, arieggia e pareggia il terreno, incorpora il composto ecc.

Il coltivatore a dente di porco è adoperato per estirpare le erbe infestanti lungo gli interfilari, arieggiare il terreno, interrare il composto, fare i solchi.

L’erpicatore manuale, o zappa estirpatrice, sostituisce la zappa tradizionale. Ne esistono di vari modelli e si utilizza per sminuzzare le zolle e arieggiare la superficie del suolo.

Infine i sarchiatoi svolgono varie funzioni (rincalzatura, eliminazione degli infestanti, tracciamento dei solchi) e sono presenti in diversi modelli raggruppati nelle distinzioni: a lama fissa e a lama oscillante.

La pacciamatura

Un discorso a parte merita la pratica della pacciamatura, pur appartenendo all’agricoltura tradizionale, ha goduto di una particolare riscoperta degli amanti del biologico che la attuano impiegando diversi materiali.

Questa pratica consiste nel proteggere il terreno in vicinanza delle piante con materiale vario al fine principale di evitare perdite di umidità. Oltre a conservare più a lungo le riserve idriche del suolo, la pacciamatura inibisce il processo clorofilliano riducendo o impedendo la crescita delle infestanti; mantiene più a lungo la struttura data al terreno con le lavorazioni; ostacola il dilavamento delle acque limitando in questo modo le perdite di azoto nitrico. Inoltre, se viene effettuata con materiale degradabile, arricchisce il terreno di sostanza organica.

I materiali consigliati per la pacciamatura sono la paglia, le foglie, l’erba tagliata di fresco, distribuiti sul terreno in strati più o meno sottili, comunque sufficientemente spessi da proteggerlo dai raggi solari. Molto pratici, ma antiecologici, sono i film plastici neri di polietilene.

Prima di applicare il materiale pacciamante, il terreno deve essere sgombro dalle malerbe e gli ortaggi bene attecchiti e opportunamente diradati.

Il letto profondo: un interessante tecnica di lavorazione del terreno.

Due sono gli strati del suolo particolarmente interessanti per l’orticoltore: lo strato attivo, il più superficiale, dal quale le radici traggono il nutrimento per la pianta, e lo strato inerte, momentaneamente inutilizzato, ma che viene riportato in superficie all’occorrenza per sostituire lo strato attivo allorché questo risultasse troppo sfruttato.

Ne consegue che solo lo strato attivo viene regolarmente vangato, annaffiato, concimato, diserbato, cioè curato. Per contro lo strato inerte sottostante giace in attesa di un rimescolamento che avverrà a secondo delle considerazioni dell’orticoltore.

Una particolare tecnica di coltivazione prevede una serie di lavorazioni che consentono di giungere fino allo strato inerte, offrendo in tal modo alle radici uno spazio maggiore da esplorare.

I vantaggi della tecnica sono evidenti: maggiore sviluppo delle piante in profondità e minore in estensione, con conseguente sfruttamento intensivo dei piccoli orti. A questo non trascurabile vantaggio di base se ne sommano altri: il risparmio di ulteriori vangature cicliche, un maggior sviluppo delle colture da radice, un terreno più ricco di sostanza organica e di processi che concorrono alla sua fertilità.

Il letto profondo si attua lavorando l’orto a sezioni. Dopo averlo dissodato, con una vangatura a normale profondità, si rimuove, senza spostarlo, lo strato inerte con l’aiuto di una forca o di una vanga a rebbi, in modo da rendere più soffice anche questo secondo strato consentendo, in tal modo, la penetrazione delle radici, dell’aria e dell’acqua.

Un orto impostato con questa tecnica può fornire produzioni triple rispetto a un orto lavorato secondo i canoni consueti, conservando, nel contempo, la sofficità per più anni.

Giardinaggio

L’orto

Rotazione delle coltivazioni.

Coltivare per più anni i medesimi ortaggi sullo stesso terreno, può condurre quest’ultimo a impoverirsi di alcuni fattori nutritivi e a manifestare fenomeni di stanchezza e rigetto. Per di più parassiti e infestanti troverebbero un ambiente favorevole al loro sviluppo, facilitati in ciò da un habitat colturale immutato. Per tutti questi motivi, e altri che non possiamo approfondire in questa sede, si impone una rotazione ragionata che alterni gli ortaggi sul terreno secondo uno schema predeterminato. In particolare si terrà presente che:

  • Esistono ortaggi con forti esigenze nutritive e altri meno voraci;
  • L’alternanza di piante appartenenti a famiglie diverse limitano in qualche modo il diffondersi di malattie e parassiti;
  • È conveniente alternare tra loro piante a diverso sviluppo vegetativo (piante da tubero, da bacche, da foglia ecc.).

Esempio di rotazione quadriennale.

A scopo esemplificativo illustro come può essere impostata una rotazione quadriennale, ovvero un avvicendamento di colture che si completa nello spazio di quattro anni. Una volta compreso il meccanismo, potrete organizzare voi stessi un ciclo colturale anche di durata diversa da quella proposta.

Per questo esempio spartiremo l’orto in quattro settori, quindi destineremo per ogni parcella le colture tenendo conto delle seguenti indicazioni:

  • Le patate esigono abbondanti concimazioni letamiche, mentre gli ortaggi da radice in presenza di concimazioni eccessive tendono a biforcare il fittone. Quindi non faremo succedere quest’ultimi a una coltura di patata;
  • Le leguminose in genere (piselli, fave, fagioli ecc.), contrariamente alle patate, preferiscono un terreno calcareo. Perciò eviteremo di coltivare patate dopo i legumi;
  • I cavoli necessitano di calcio rimasto nel terreno per un certo periodo. Essi perciò possono essere messi dopo una coltura di leguminose;
  • Numerose colture, fatta eccezione per quelle testé citate, traggono vantaggio dalla pacciamatura fatta con letame maturo. Tale pratica, infatti, impedisce la biforcazione del fittone nelle colture da radice. Quindi dopo pomodori, zucche, zucchine e lattughe potremo introdurre nella nostra rotazione le colture da radice.

Tenuto conto dei concetti appena esposti, una rotazione quadriennale potrebbe essere impostata esemplificativamente nel primo settore del nostro orto in questo modo:

  • Nel primo anno effettueremo una sostanziosa concimazione letamica alla quale seguirà una piantagione di patate. Dopo la raccolta dei tuberi praticheremo un sovescio che servirà da concimazione di fondo per il secondo anno;
  • Nel secondo anno, dopo una zappatura, arricchiremo il terreno di calcio per correggere la leggera acidità lasciata dalle patate e pianteremo leguminose (fagioli, piselli, fave). Un buon sistema per correggere l’eccessiva acidità del terreno consiste nell’aggiungere all’orto calcinacci in polvere. Raccolti i legumi li sostituiremo con cavoli allevati in semenzaio;
  • Il terzo anno il terreno verrà occupato da colture non particolarmente esigenti, come pomodoro, ravanelli, zucchine e lattuga. (Qualche mese prima di seminare si potrà spargere sul terreno uno straterello di letame maturo);
  • Il quarto anno, infine, sarà dedicato alle colture da radice: carote, rape, cipolle, porri e sedano.

A rotazione conclusa si può ricominciare con un’abbondante concimazione letamica seguita da una coltivazione di patate. Oppure si può lasciar riposare il terreno per un anno mettendolo quindi a coltura con una leguminosa.

Consociazione

Con il termine di consociazione si intende la coltivazione simultanea di più specie sullo stesso terreno. Oltre a ottenere più prodotti contemporaneamente, la consociazione può risultare di giovamento alle colture stesse. Infatti a causa di singolari e molteplici interazioni presenti nei vegetali, talune piante operano un’azione stimolante o, al contrario, reprimente nei confronti delle colture viciniori. Similmente sono in grado di allontanare alcuni parassiti e richiamare alcuni insetti utili.

Da rilevamenti e sperimentazioni condotte in tal senso, in particolare sugli essudati radicali, le resine e gli oli essenziali emessi dalle piante, sono state realizzate delle tabelle nelle quali risultano le diverse attitudini alla consociazione. Ovviamente l’osservanza di tali indicazioni può essere utile alle nostre scelte colturali. Si tenga comunque presente che le specie prescelte allo scopo non devono ostacolarsi tra loro con gli apparati radicali e aerei e che presentino, nel contempo, esigenze colturali simili.

Alcuni esempi di consociazioni che svolgono azione repellente.

Pianta ad azione repellente Pianta protetta Patogeno
Rosmarino, issopo, timo, menta, assenzio, salvia cavolo Cavolaia
Santoreggia, pomodoro fagiolo Mosca
Lino, fagioli nani, petunia patata Dorifora
Tagete fava Tonchio
Avena, pomodoro, frumento asparago Mosca
Spinacio, insalata bietola Altica
Porro, cipolla, aglio carota Mosca
Pomodoro, trifoglio cavolo Mosca
Sedano, carote cipolla Mosca
Canapa patata Grillotalpa
Porri, cipolla, aglio sedano Mosca
Porro, cavolfiore sedano Septoriosi

Continua.